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LA VITA FERMA Sguardi sul dolore del ricordo

MATERIA PRIMA

LA VITA FERMA
Sguardi sul dolore del ricordo

drammaturgia e regia
Lucia Calamaro


con
Riccardo Goretti
Alice Redini
Simona Senzacqua

assistenza alla regia
Camilla Brison
Giorgina Pilozzi

scene e costumi
Lucia Calamaro

contributi pitturali
Marina Haas

accompagnamento e distribuzione internazionale
Francesca Corona

una produzione
Sardegna Teatro
Teatro Stabile dell’Umbria

in collaborazione con
Teatro di Roma
Odéon – Théâtre de l’Europe
La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle

e il sostegno di
Angelo Mai
PAV

Date e orari:

giovedì 23 marzo 2017
21.00

«"La vita ferma" è un dramma di pensiero.
La sua gestazione ha avuto in me i tempi faticosi della rivelazione lenta e sommersa, abbordando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire.
Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta
Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti.

Non la morte dunque, e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione.

Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre cosi poco all’altezza della persona morta, così poco fedele a lei e così profondamente reinventato da chi invece vive.

E con i morti, una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l'unica soluzione, anzi, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda, esige, impone di assegnare il più velocemente possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l'oggetto perso, forse è li che interviene un racconto, anche uno piccolo come questo, pratica del singolare per antonomasia, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d'amore perso, di ogni persona cara scomparsa.

"La vita ferma" è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. È occorso anche qualche inceppo temporale ad uopo, incaricato di amplificare la riflessione sul problema del dolore del ricordo e sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti che questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste».

Lucia Calamaro

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