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Domenica, 07 Novembre 2021

THE WHALES SONG / IL CANTO DELLE BALENE Chiara Bersani

  • ideazione e creazione Chiara Bersani 

    azione Matteo Ramponi 

    suono F. De Isabella 

    partecipazione alla creazione sonora Ilaria Lemmo 

    luce e scena Valeria Foti 

    tecnica Paolo Tizianel 

    consulenza drammaturgica Marco D’Agostin 

    coach Marta Ciappina 

    styling Greta Rizzi 

    mentoring Alessandro Sciarroni

    video Alice Brazzit 

    organizzazione di produzione e logistica Eleonora Cavallo 

    promozione, comunicazione e cura Giulia Traversi

    consulenza amministrativa Chiara Fava 

    produzione Associazione Culturale Corpoceleste_C.C.00# 

    co-produzione Kunstencentrum Vooruit (Gent, BE), SantarcangeloFestival (Santarcangelo, ITA); Armunia/Festival Inequilibrio (Rosignano, ITA), Theatherfestival Boulevard ('s-Hertogenbosch, NL); 

    con il supporto di Centrale Fies (Dro, ITA), Teatro Gioco Vita (Piacenza, ITA) CSC – Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa, ITA), Versiliadanza – Teatro Cantiere Florida (Firenze, ITA), Piemonte dal Vivo - Circuito Regionale Multidisciplinare (Torino, Italia), Lavanderia a Vapore, Centro di Residenza per la Danza (Collegno, ITA).

Il pubblico dovrà arrivare 15-30 minuti prima dell'inizio dell'evento, portando con sé le proprie cuffie o auricolari e mettendo a disposizione dello spettacolo il proprio smartphone con batteria al 100%. In caso non potesse usare il proprio dispositivo e/o cuffie è pregato di comunicarlo a un referente del teatro all'atto dell'acquisto del biglietto. A partire da 3h prima dell'inizio dello spettacolo verrà messo a disposizione un qr code / link da cui poter scaricare il file audio. In alternativa il file audio sarà possibile ascoltarlo una volta arrivati in teatro collegandosi al qrcode.

 

Forse potremmo scegliere di essere lì.

Diventare parte di un rito.

Una dichiarazione di presenza.

Un lamento funebre.

Una ballata nuziale.

Un canto di richiamo.

Una scelta di accoglienza.

 

Dice Chiara: Il Canto delle Balene è un lavoro pensato con Matteo Ramponi, performer e amico di cui ho sempre ammirato l’abilità nel diventare invisibile. Posto all’interno di una coralità lui sembra dissolversi tra i corpi. Il Canto delle Balene è però anche un’ opera che ha debuttato sull’orlo del precipizio, ed è ora. Era marzo 2020, in Italia venivano chiusi gli aeroporti. A Gent, in Belgio, noi andavamo in scena senza capire. Sentivamo arrivare con forza qualcosa a cui non eravamo in grado di dare un nome, troppo dentro alla tempesta per saper guardare. Il lavoro era stato scritto intorno ai concetti di lontananza e di richiamo quando ancora queste parole non erano state ridefinite, ma si è trovato a debuttare nel momento esatto in cui questi termini si tingevano di tetri significati. Noi abbiamo solamente potuto rilassare i muscoli e non opporci alla tormenta. E ora, quando a distanza di mesi ci riavviciniamo a questa creatura, come possiamo parlarne? Vediamo la nostra opera riemergere come riemergono i fossili. La sua struttura è invariata, il suo scheletro flessibile non si è opposto alla corrente sopravvivendo. Ma le tempeste cambiano tutto. Sempre. Non so parlarvi de Il Canto delle Balene perché questo lavoro, pensato come paesaggio immersivo il cui cuore viene ridisegnato ogni volta dalle persone che scelgono di attraversarlo, si basava su tutto ciò che io sapevo un tempo del mondo e della gente. Ora io, noi, torniamo ad attraversarne la carcassa con timore e stupore: i cuori colmi di gioia all’idea di restituirgli vita e lo sguardo terrorizzato al pensiero di non saperne prevedere la nuova identità.

Dice Matteo: È la morte che ci avvicina, l’uno all’altro. Guardare negli occhi la separazione. Accorgersi che là siamo lontanissimi, ma riusciamo a riconoscerci. Infinitamente vicini nella lontananza. È un lavoro che ha anticipato questo periodo di pandemia e di silenzio. Perdere la vista, andando in altre dimensioni. Lo spazio non è quello che abitiamo.

Dice Giulia: Cosa faremo? Dove saremo? Adesso che la vita si è spostata da un’altra parte, forse non è più qui. Forse non la vediamo più. Ora che guardiamo negli occhi la separazione. Ci accorgiamo che siamo lontanissimi, ma riusciamo a riconoscerci. Infinitamente vicini nella lontananza. Le balene sono in grado di far viaggiare il suono del loro canto per molti kilometri. Tra l’ossigeno e l’acqua, tra la notte e il giorno. Rispondono con una determinata frequenza ad ogni messaggio che ricevono o credono di ascoltare, misurano con affettuosa intelligenza le distanze. Alla fine dell’esperienza collettiva ognuno di noi può vedere la sua balena o diventa, insieme agli altri, un cetaceo di cui l’enorme corpo è portatore di materia onirica e d’amore, di vita, di morte. Perdersi nell’oceano per guardarsi davvero. Il Canto delle Balene è l’opera più radicale, indefinibile e rivoluzionaria di Chiara.

Dice Valeria: La cromia spettacolare del giorno e della notte si sussegue sopra di noi, attorno a noi, il tempo sembra essersi fermato, ma non credo che sia così, la natura allora si è fermata? Dobbiamo solo guardare con il nostro tempo, guardare il mutare che col suo tempo trasforma tutto, sperimentando in noi stessi l’elemento vivente del fluire del colore, anima della natura. Ogni giorno i colori sono diversi, ci emozionano senza poter scegliere, possiamo guardarli oppure ignorarli, ma non possiamo sottrarci al cambiamento e non dobbiamo trascurare la capacità umana di pensare, che può rendere cosciente la causa del nostro emergere. Possiamo scegliere in che modo e quando emergere come fanno i cetacei. I cetacei possono emergere a qualunque ora del giorno, anche se la luce radente delle prime ore del mattino e del tardo pomeriggio spesso crea le migliori occasioni, ma in che modo sorge in me la decisione di emergere? È questa capacità di pensiero, più che l'assenza di costrizioni, quel che più conta ai fini della libertà. Per me The Whales Song è un invito dell’artista a posare lo sguardo “oltre” la superficie delle cose, come in Bleu de ciel (Azzurro cielo), l'opera di Vassily Kandinsky del 1940. Kandinskij, in questo dipinto, ci mostra un mondo sconosciuto, penetra con i suoi occhi all’interno della sostanza della vita invisibile e ci restituisce una visione originale che va al di là di ciò che l’occhio riesce a mostrarci. La pittura biomorfa, come tutta la pittura di Kandinsky, è un mezzo per mostrare un’altra realtà. Non solo una visione onirica e fantastica del mondo del pittore ma un coinvolgimento pieno dello spettatore, che attraverso i sensi viene proiettato in un’altra realtà. Le immagini pulsano e gli organismi sembrano formicolare davanti allo sguardo dell’osservatore. Gli esseri volteggiano in un cielo blu che sembra avere la consistenza della nebbia. Non vi è alcuna limitazione nel loro volare, sono liberi di muoversi senza limitazioni geometriche. Quest'ultimo inciso ho pensato che fosse giusto scriverlo per capire perchè penso che ci sia un forte parallelismo tra Balene e l'opera Bleu de ciel, qualche volta penso che hai reso "rappresentazione" l'opera di Kandinsky con un altro linguaggio.

Dice Fra: La prima volta che ho visto The Whales Song è stato a Gent, il secondo giorno di replica, il giorno successivo al debutto. Prima non mi era ancora chiaro dove stessimo andando, in che direzione Matteo si muovesse. Poi ho visto Matteo “alla fine” dello spettacolo tornare al suo posto d’origine, una seduta tra tante in mezzo al pubblico, rimettersi il cappotto, prendersi il suo tempo e poi uscire e scambiare parole con le ultime persone rimaste. È stato lì che ho iniziato a vedere qualcosa. Poi questa visione è stata interrotta e poi vietata. Allora ho rincontrato Matteo dopo mesi di distanza e assenza, radicate e deformate dal tempo. E lì ho scoperto che tutto era sopravvissuto, e che anzi, la forma era più chiara, non più dubitante, mi viene da usare la parola superata Nel senso di un superamento della stessa, non più una forma ma un organismo, vivente e nutrito dalle cose intorno, affamato ma paziente, leggero o imprevisto come un taglio. Quando mi dimentico del suono, perché diventa una parte del corpo, so che sono dentro, quando il suono diventa il clima e non il racconto sento che c’è spazio per viverci dentro. 

  • Chiara Bersani è un’artista e attivista italiana attiva nell’ambito delle performing arts, del teatro di ricerca e della danza contemporanea. Sia come interprete che come autrice si muove attraverso linguaggi e visioni differenti. I suoi lavori, presentati in Italia e all’estero, nascono come creazioni in dialogo con spazi di diversa natura e sono rivolte prevalentemente a un pubblico prossimo alla scena. La sua ricerca come interprete e autrice si basa sul concetto di corpo politico, inteso come corpo che nel confronto con la società subisce una lettura, viene interpretato dagli sguardi esterni, ma che sceglie di porsi in dialogo con essi per suggerire reciproci cortocircuiti umani, politici, sentimentali e non per subirne il significato. Come interprete ha collaborato con diversi autori tra cui Alessandro Sciarroni, La Tristura, Babilonia Teatri, Marco D’Agostin, Jérôme Bel.

    Chiara Bersani è Premio UBU 2019 come miglior nuova performer under 35.

ORARI

DOMENICA21:00

  • Prezzi

    INTERO: € 15,00 + d.p.

    RIDOTTO*: € 12,00 + d.p.

    *Cral convenzionati, Unicoop Firenze, tessera Arci, over 65, under 26, Università dell’Età Libera

    biglietti acquistabili esclusivamente on line

     

     

    RIDOTTO**: € 8,00 

    **studenti degli istituti superiori e universitari, tessera Casateatro

    RIDOTTO***: € 5,00 

    ***bambini sotto i 12 anni, operatori

    la biglietteria sarà aperta, nel rispetto delle normative per il contenimento del contagio da Covid-19, esclusivamente nei giorni di spettacolo a partire dalle ore 19:30

     

    si invita a consultare le pagine relative ai singoli eventi per ulteriori informazioni

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