QUESTO SENSO OCCASIONALE
Lo spettacolo nasce da una riflessione sul lapsus di un senatore, durante il suo discorso in aula. Questi si schierava contro il matrimonio tra persone dello stesso "senso", incapace per un attimo di pronunciare la parola che intendeva. L’idea parte dall’immaginazione che, come accade a molte persone, anche a questo senatore possa essere stato insegnato che il sesso sia qualcosa di cui vergognarsi.
Questo senso occasionale racconta una nascita dell’eros, una tra tante, e l'immediata censura che essa subisce. Vedremo fughe verso la scoperta di un impulso inspiegabile e inspiegato. Cercheremo di adeguarci a una norma che sia condivisibile. Scopriremo di non conoscerci, imbattendoci in opprimenti vergogne nel tentare di farlo.
Un ciclo vitale — fin dove riesco a raccontarlo — e che abbia finalmente "senso".
Luca Tomao
VIAGGIO ROSSO
Contro la violenza sulle donne
HITO
Due corpi, due figure, due tratti, due linee, dalla destra alla sinistra, dall’alto verso il basso, sembrano congiungersi in punta, aderendo perfettamente l’una all'altra.
Attraverso lo studio del kanji giapponese, Hito 人, si celebra l'essenzialità dell'aiuto reciproco e la potenza delle relazioni autentiche, un ritratto vibrante della natura umana e l’esplorazione del delicato equilibrio tra il bisogno di sostegno e la ricerca di un proprio cammino. Si tratta di muoversi insieme, calibrare il movimento, dare spazio, crearlo ed essere pronti a riceverlo: un gioco di fiducia e dinamismo, l’universale che, attraverso il supporto, si fa identitario. È un viaggio alla scoperta del concetto autentico di persona.
LOVE ME INTO MADNESS
«Sii sempre con me, assumi qualsiasi forma, fammi impazzire! Solo non lasciarmi in questo abisso dove non riesco a trovarti...»
Emily Brontë, Cime Tempestose
Ispirato all’immortale capolavoro di Emily Brontë, Cime tempestose, Love Me Into Madness esplora il lato più viscerale e perturbante dell’amore: quello in cui la passione si trasforma in ossessione, il legame in dipendenza e il desiderio in una forma di autodistruzione dalla quale non si vuole fuggire. Sul palco, otto danzatrici diventano i frammenti di un’unica anima lacerata, otto riflessi di Cathy, sospesi tra furia, supplica, delirio e disperazione. Attraverso corpi che si cercano, si respingono e si aggrappano l’uno all’altro, la danza dà forma a un sentimento che divora ogni confine, in cui l’assenza è insopportabile e la separazione sembra più crudele della sofferenza stessa.
È un viaggio nell’abisso di un amore che non conosce salvezza, dove l’altro diventa una necessità vitale e la rovina una scelta inconsapevole, ma mai davvero rifiutata.
Perché esistono amori da cui non vogliamo guarire, anche quando sono proprio quelli a distruggerci.
